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Intanto presentiamoci

Sono Franco Mennella, classe ’68, e sono palesemente vittima di quella sindrome che gli psicologi chiamano coazione a ripetere. Per comprenderci, è la storia della falena che sbatte continuamente sul vetro della lampada a neon.

Ovviamente ci sono altri modi di dire la cosa. Potrei definirmi testardo, ostinato, coerente, integerrimo, conseguente, eccetera, eccetera… Il Nobel per la fisica 2020 è andato ad Andrea Ghez, una scienziata che da 25 anni affermava (più o meno da sola) che al centro della nostra galassia ci fosse un enorme buco nero. Alla fine si è scoperto che il buco nero c’era e quindi le viene assegnato il Nobel.

Come la potremmo definire? Psicopatica o ostinata? E la qualifica che daremmo oggi è la stessa che avremmo dato 25 anni fa?

Mi sembrava corretto iniziare la mia presentazione con una digressione: è una delle cifre più caratteristiche del mio comportamento e del mio modo di discutere quindi è giusto che lo sappiate sin da subito. Comunque mi sembrava una valutazione interessante da usare come premessa.

Passiamo ai dati più biografici. Fino a circa 40 anni ho fatto il giornalista; l’ho fatto davvero, alla vecchia maniera, avendo avuto la fortuna di incontrare molte belle persone (ne parlerò, in questo blog) e un vero maestro, Angelo Arisco, capo redattore dell’Ora di Palermo quando quella redazione era la fucina del giornalismo di cronaca italiano.

La mia scrivania nella redazione settimanale Monitor

Ma adesso devo fare un passo indietro: a me piacevano le scienze. Da piccolo avevo un vero laboratorio da nerd ante litteram, passavo interi pomeriggi alla biblioteca comunale a studiare poderosi tomi, collezionavo minerali. Parentesi: parallelamente conducevo una vita sociale molto attiva tra bande di strada in periodo pre-adolescenziale e una compagnia al liceo il cui punto di riferimento filosofico erano il conte Mascetti ed il Perozzi di Amici Miei.

Che cos’è il genio? È fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione.

riferita al perozzi di amici miei

Potremmo definirlo un accenno di comportamento bipolare, proseguendo l’ipotesi che mi vede più orientato verso qualche forma di psicopatia, oppure semplicemente mi piaceva spaziare. In ogni caso riuscivo tranquillamente la mattina a giocare in strada con la mia “banda di teppistelli” nel popoloso quartiere di San Giuliano ed il pomeriggio andare alla biblioteca Fardelliana per leggere “poderosi tomi” o chiudermi nel mio laboratorio a studiare chimica e mineralogia.

Allo stesso modo l’adolescenza mi ha visto oscillare tra “zingarate” o quelle che una volta si chiamavano “feste in casa” (con tanto di luce strobo e dj alla consolle) e serissimo impegno politico. Arrivando allo Scientifico, però, il mio progetto di vita era quello di puntare alla Normale di Pisa e iscrivermi in Matematica ma l’incontro con una professoressa completamente inadeguata mi ha fatto virare sulle materie umanistiche.

Nel frattempo il mio periodo di impegno sociale assume sempre più peso (il 1985 fu un anno intenso di manifestazioni studentesche) e dal connubio tra impegno e letteratura nasce la passione del giornalismo. A 16 anni fondo anche un giornale, Tilt – Periodico alternativo dei giovani che arriva a distribuire fino a 5.000 copie in provincia.

Concluso il Liceo incrocio il periodo d’oro delle emittenti locali e nella mia città ottengo un dignitoso successo, anche perchè ero un giornalista politico poco più che maggiorenne ed in quei tempi non era una cosa normale.

Amarcord

Non prendetelo come un curriculum; è che ho fatto un sacco di cose in questi anni e mi piaceva avere un posto dove raccoglierle. Tra l’altro possono servirvi a darvi una idea su di me, se la cosa vi dovesse interessare.

In questa sede è inutile snocciolare il curriculum di quei 25 anni di attività, ma diciamo che ottengo le mie soddisfazioni, anche fuori dalla mia città, lavorando a Torino e in altre zone. Il punto di snodo è il 2005. Avevo smesso (più o meno) di fare il giornalista e mi barcamenavo tra uffici stampa e progetti imprenditoriali. Erano gli anni della nascita del digitale ed era abbastanza evidente che il futuro fosse lì.

La svolta digitale

Inizio a lavorare (e studiare) nel campo ma questo mi riporta alla mente quando, dopo il Liceo, detti una mano ad un mio amico per la sua tesi di laurea in Economa e Commercio. Era una tesi sperimentale su un modello di sviluppo territoriale in un’area depressa.

Essendo nato in un’area storicamente depressa come la provincia di Trapani mi appassionai molto a quel lavoro e continuai a lavorarci anche dopo che il mio amico presentò la tesi (che tra l’altro prese il massimo dei voti). L’avvento del digitale rimette quel progetto sotto una nuova luce: la logica di base girava intorno a meccanismi di cooperazione territoriale e il punto debole dell’idea era nella difficolta pratica nel connettere in maniera efficace tutti gli elementi (che erano molti) coinvolti nel progetto.

Il digitale era la soluzione.

Ma proprio avere individuato la soluzione diventa il principale problema perchè è da li che inizia il calvario ed è qui che dovrete scegliere tra coerenza, testardaggine, chiarezza d’idee e psicopatia.

Se avete bisogno di un quadro più completo potrebbe aiutarvi dare uno sguardo a quest’altro post, dove sottolineo un paio di snodi essenziali che hanno segnato in maniera profonda il mio modo di pensare ed agire. Non è essenziale ma fornisce una chiave di lettura più chiara ad alcuni passaggi che adesso affronteremo.

Perchè da allora provo ogni possibile strada: mi confronto con le istituzioni pubbliche (comuni, province, Regione, Camera di Commercio), con le associazioni (Assindustria, Confcommercio, associazioni di albergatori) e anche con il territorio stimolando incontri pubblici sull’argomento.

Ma l’insipienza della classe politica attuale era stata uno dei motivi che mi aveva portato ad abbandonare il giornalismo anni prima e la stessa insipienza li ha resi impermeabili all’idea.

Nel box sottostante parlo del Progetto Zenobia che rappresenta l’evoluzione di quella idea, un progetto dettagliato che è stato più volte sottoposto, nelle diverse fasi della sua elaborazione, ai più disparati attori sociali. Lo dico perchè mi dispiacerebbe che qualcuno pensasse: ma perchè ti sei tenuto queste cose per te?

Progetto Zenobia

Zenobia è una delle Città Invisibili di Italo Calvino, costruita sui desideri dei suoi abitanti. La rivoluzione digitale, oggi, ci da gli strumenti per costruirla davvero. Ma dobbiamo volere cambiare prospettiva.

Acclarata l’impossibilità di ragionare con una classe politica a cui mancano le competenze di base per comprendere di cosa si stia parlando, tento la strada del privato, provando a coinvolgere soci e investitori per supportare la fase di avvio del progetto. Qui va anche peggio. Purtroppo (errore di cui mi sono macchiato anche io) tendiamo a dimenticare che la nostra classe politica viene selezionata tra la classe dirigente generale quindi ne rappresenta il meglio.

Si dice spesso che un governo è comunque la migliore espressione del popolo che lo ha eletto. Probabilmente non è del tutto vero, ma sicuramente rappresenta il “top” della sua classe dirigente. E questo, almeno in Italia, è davvero sconsolante.

A proposito, tra le pagine di questo blog intendo entrare nel dettaglio di queste storie e mi toglierò anche il piacere di ritornare un po’ alle antiche abitudini, commentando ed evidenziando fatti e notizie che riterrò rilevanti.

Cosa ci faccio qui

Visto che siamo alla presentazione è corretto spiegare come questo blog sia una delle gambe di un progetto più ampio che si chiama T-Campus, centrato su nuovi modelli di formazione e di organizzazione sociale ed aziendale, di cui parlo diffusamente nelle diverse pagine e che illustro più dettagliatamente in questo post.

Rimane da capire che cosa ci fa un blog del genere all’interno di un progetto digitale che si vuole occupare di formazione, di crescita imprenditoriale, di sviluppo digitale e di trasformazione territoriale?

Il punto è che credo di avere compreso dove stia il vero problema. Qualcuno direbbe finalmente ma evidentemente anche se non fossi psicopatico sembra che sia un po’ lento. Comunque l’importante è esserci arrivato e aver compreso che si tratta dello stesso problema che nasce quando affronto certi argomenti, quando illustro determinate idee, quando mostro i miei progetti.

Non ci capiamo assolutamente perchè partiamo da premesse completamente diverse ed abbiamo, spesso, obiettivi del tutto alternativi.

Quindi eccoci qui, in un sito dove l’obiettivo dichiarato è quello di raccogliere persone che abbiamo lo stesso approccio nell’affrontare una discussione, nello sviscerare un progetto, nell’elaborare un ragionamento.

Prima di tutto, quindi, dobbiamo metterci tutti d’accordo su quale sia l’approccio di cui stiamo parlando, perchè le parole hanno troppe sfumature per poterci ancora permettere di semplificare. Allora torniamo ai fondamentali e proviamo a scrivere le regole del confronto, prima di aprirlo.

Così finalmente vediamo di riuscire a comprendere se sono testardo, ostinato, coerente, integerrimo, conseguente, eccetera, eccetera… Oppure se soffro di coazione a ripetere.

Comunque mi costa meno che andare dello psicologo.