La storia del progetto Destinazione Trapani

La storia vera e propria

Da quel momento ho provato ogni strada e la prima, com’era prevedibile, è stata istituzionale. Quindi illustro il progetto alle Commissioni Sviluppo Economico e Turismo dell’oggi disciolta Provincia Regionale ed anche alla Camera di Commercio. Ero ancora fresco di giornalismo, i consiglieri mi conoscono e mi stanno a sentire per pura cortesia, ma non capiscono assolutamente nulla di quello che proponevo. Mi finanziano un progetto di partenza con 10.000 euro. Quindi provo a interagire con l’associazionismo. Avendo pochissimi soldi a disposizione l’idea era quella di usarli per impiantare un progetto più ampio, ma questo comportava che la partenza fosse fatta (e finanziata) per la gloria. Purtroppo il concetto di associazionismo e di collaborazione non è proprio nelle nostre corde: l’idea che l’impegno di pochi possa andare a favore di tutti sembra suonare come una bestemmia all’orecchio dei trapanesi, anche se i primi ad ottenere qualcosa sono proprio i pochi.

Destinazione Trapani, le azioni Le azioni di Destinazione Trapani

Oddio, stando a Facebook siamo tutti pronti a lanciare il cuore oltre l'ostacolo per marciare compatti verso un avvenire radioso, se non ci fossero i poteri forti. Avete presente Napalm51, il personaggio di Maurizio Crozza? La parte che mi fa sempre amaramente sorridere è il suo stavo per..., che rappresenta bene l'atteggiamento medio che mi sono trovato ad incrociare.

Nel caso in questione, inizialmente sembrano tutti d’accordo, ma appena cominciano i primi problemi è un continuo defilarsi, fin quando mi trovo completamente solo. Riesco lo stesso, sia pur in mezzo a difficoltà incredibili, a fare l’ultimo test: attivare con una cifra irrisoria due settimane di animazione cittadina, il Festival del Vento. Senza fare pubblicità, senza alcuna struttura, senza alcuna collaborazione, per due settimane la città si anima all’inverosimile. Teoricamente avrei fatto tutto con il Comune (che per inciso mi approva la delibera 8 giorni prima dell’evento) ed alla fine, piuttosto che una telefonata di ringraziamento del sindaco, mi è arrivata una multa per il superamento di emissioni sonore. Archivio il tentativo, escludo politica e associazionismo tra i possibili partner ma tengo ben presenti i risultati del test, che in ogni caso erano positivi.

Il Festival del Vento

L'ipotesi alla base del Festival del Vento era quello di attivare una Rete di operatori autonomi, canalizzando adeguatamente l'azione sui social. Questo ha permesso di ottenere un effetto moltiplicatore rispetto le azioni sui social e sul web in generale di tutti i partecipanti al progetto. Avendo al centro il mondo dei locali notturni, l'ipotesi, confermata abbondantemente dai fatti, era quella che il target prioritario sarebbe stato totalmente raggiunto, anche in assenza di un qualsiasi investimento pubblicitario.


Durante il dodici giorni del Festival del Vento sono stati sviluppati 218 microeventi.

Quindi provo con la strada imprenditoriale, cercando soci di capitale, ma anche proponendomi sul mercato. Ed è qui che il contesto diventa paradossale. I vari partner, ma anche gran parte dei clienti, hanno seguito sempre la stessa curva che voglio dettagliare per fasi:

Fase 1: assoluta adesione al progetto, grandi pacche sulle spalle e presentazione in giro del genio che stavamo tutti aspettando (che sarei io). Nota aggiuntiva: il progetto, quello a cui tutti aderiscono entusiasticamente, si basa su una serie di presupposti molto precisi, non negoziabili, partendo da una programmazione solida e dalla definizione accurata degli obiettivi. Tutto gestito da uno specifico team con competenze delineate e complementari. Capisco che dovete fidarvi della mia parola, ma posso garantirvi che ogni volta sottolineo questo aspetto fino alla nausea, presentandolo per quello che è: una premessa, non un qualsiasi fattore.

Fase 2: è riassumibile con la frase si si, tutto giusto, ma intanto partiamo. Il mio errore più grande è stato proprio questo: presumere che tutti conoscessero realmente il significato della parola premessa. Mi sembrava fosse comprensibile: pre-messa, cioè messa PRIMA. Con quasi tutti i compagni di questo lungo viaggio si arriva sempre alla stessa assurda situazione: non vengono attuate le precondizioni ma mi si chiede di arrivare alla soluzione. In pratica mi si chiede di costruire una casa partendo dal secondo piano. Ovviamente non riuscendo in questa opera la conseguenza il-logica è che il sistema non funziona o che io non sono capace. Che equivale a non seguire le indicazioni del medico e poi incolparlo della mancata guarigione.

Il Cul de sac

Questo passaggio merita un'approfondimento. Avevo ben chiaro come proporre un modello innovativo fosse un'operazione complessa. Per questo avevo ipotizato un cammino che partisse da una grande azione di formazione territoriale con il doppio ruolo di immettere l'argomento nel dibattito locale e, aziendalmente, accreditarsi quale punto di riferimento del settore. Un percorso che aveva un nome NETT Economy, ed un preciso piano attuativo.

Il progetto adesso riprende con delle modalità diverse, ma m'interessa analizzare questo snodo che, alla fine, è il vero e proprio cul de sac dove ci si è incagliati. Buttiamola giù grossolanamente: abbiamo un prodotto che non può essere venduto se prima non viene spiegato, ma per poterlo illustrare in maniera efficace sono necessarie risorse ed investimenti che, nell'immediato, non hanno un riscontro. La risposta media è sempre stata quel devastante prima partiamo di cui ho già parlato. Eppure qualsiasi artigiano senza studi economici comprende che prima si compra il martello e poi si attacca il chiodo. Identificare il martello come strumento necessario per il lavoro è semplice, allargare il concetto a procedure e protocolli sembra proprio più difficile. Comunque il problema è tutto qui e, ad oggi, è stato irrisolvibile.

Nella prima parte di questa storia abbiamo già affrontato l’ipotesi che, essendo io l’elemento comune di questi fallimenti, il problema sia mio. Se avessi interagito con quelli della Silicon Valley lo penserei anch’io, ma ho interagito con i protagonisti della recessione più devastante della storia, visto che siamo gli ultimi e il nostro dato (0,2) è meno di un quinto del penultimo in classifica. Ed è il dato generale italiano. Non per girare il coltello nella piaga, ma Trapani è tra i peggiori anche rispetto gli altri territori d’Italia. E questo renderebbe ancora più urgente pensare ad un progetto di sviluppo del mercato su presupposti completamente diversi da quelli attuali, palesemente inadeguati.

bisogna scrivere qualcosa

Preannunciando qualcosa che illustrerò al termine di questo racconto, voglio chiarire che quando parlo di meccanismi non sto parlando di cose astratte o libri di filosofia: parlo di manuali d’uso e procedure operative che, com’è giusto, partono da premesse teoriche ma arrivano ad applicazioni pratiche. Il problema è che sono “cose scritte” ed è troppo faticoso, evidentemente.

In questa lunga odissea la innegabile costante è che io sono quello che ne ha sopportato il peso maggiore in tutti i sensi, per questo non ho alcuna difficoltà a raccontarla. Ovviamente è solo l’ossatura, in realtà sono 15 anni pieni di eventi e di persone, la maggior parte in buona fede ma quasi tutte incapaci di vedere un modello diverso da quello attuale, pur riconoscendo che sia fallimentare.

Per lungo tempo ho sentito la colpa di non essere capace di farmi comprendere, ma oggi è diverso. Nel mondo governato dalla Digital Disruption le mie ipotesi sono diventate prassi e oggi la divisione tra chi abbraccia i nuovi modelli e chi resiste al cambiamento è impietosamente descritta dai dati economici. Quindi non c’è più nulla da spiegare, c’è solo da studiare. Sono assolutamente certo che qualcuno tra i tanti personaggi che ho incontrato in questi lunghi anni avrà una visione diversa di questa storia ma, personalmente, sono abbastanza disinteressato al dibattito su questo, anche se sono sempre pronto a sostenerlo.

Perché escludendo che ne abbia tratto vantaggio, e questo è fin troppo facile dimostrarlo, rimane da stabilire se le cose di cui parlavo e i modelli che proponevo (e propongo) erano (e sono) corrette o meno. Questo ci porta all’ultima parte.

Il Blog di Franco Mennella

Ipse Dixit

Non posso fare a meno di temere che gli uomini ar­rivino a considerare ogni nuova teoria come un pe­ricolo, ogni innovazione come un disordine increscioso, ogni progresso sociale come un primo passo verso la rivoluzione, e che essi rifiutino del tutto di muoversi per paura che li si trascini. Tremo, lo confesso, al pensiero che alla fine si lasci­no dominare da un pavido amore dei godimenti presenti, che venga meno l’interesse per il loro avvenire e per quello dei loro discendenti, e che essi preferiscano segui­re con indolenza il corso del loro destino piuttosto che fare al bisogno uno sforzo repentino ed energico per risollevarlo.

Alexis De Toqueville