La storia del progetto Destinazione Trapani

La fine della storia: rete e territorio trapanese

Le ragioni del progetto di destination marketing Destinazione Trapanii I motivi del progetto di destination marketing Destinazione Trapanii

Prima di entrare nel merito è giusto concludere il mio sfogo, e siccome me la sto prendendo con tutti, non voglio tralasciare nessuno. Perché qui entrano in gioco i consulenti ed i professionisti. Quelli che fanno siti web o si occupano di marketing. I modelli che ho proposto in questi anni sono spesso stati giudicati inutilmente complessi, opponendo la praticità di un prodotto tangibile per l'azienda-cliente senza preoccuparsi dei clienti dell'azienda. La dico più semplice: per realizzare un sito web che si vede ci vuole un pomeriggio; per fare un sito web che porta reali vantaggi all'azienda no. Ovviamente loro sono supportati dalla lunga anzianità di servizio, quindi avranno ragione. La pensavano così anche i giudici dell'Inquisizione che hanno costretto Galileo all'abiura.

La domanda è: perché loro non si fanno tutti questi problemi? La mia risposta, perdonatemi, sarà brutale: perché sono incompetenti. O, per essere più corretti, lo sono diventati. Giocano con regole vecchie che non reggono più. Quelle nuove, quelle che funzionano, hanno assoluta necessità di quelle premesse e la dimostrazione che i vecchi metodi non funzionano strutturalmente ce la danno i dati generali che vedono una correlazione diretta tra crescita digitale e crescita del Pil nelle diverse aree del pianeta. Questi sono fatti, basta leggerli e studiarli, ma è un po’ come chi pretende di curare il tumore con bicarbonato e limone: non ha bisogno di farsi 5 anni di università e 10 di specializzazione.

La parte più paradossale è, comunque, l’atteggiamento generale di tutti: la politica, l’associazionismo, le imprese, i professionisti e anche la gente. Un progetto strategico si discute sul merito, si studia, se ne vedono possibilità e limiti, cercando di correggere questi ultimi se si condivide l’impianto generale. Non chiudi occhi ed orecchie trincerandoti sul si è sempre fatto così o, peggio, guarda cosa fanno gli altri. Ma se da decenni provi allo stesso modo senza risultati una domanda devi pur fartela. Io me la sono fatta e, quindi, mi predispongo a cambiare strada ancora una volta. Lancio la pietra nello stagno ed aspetto di vedere se finisco sull’acqua, e quindi provoco delle onde, o finisco nuovamente su qualche parte melmosa, rimanendo invischiato.

Destination Marketing: il Progetto

Questa era la storia, molto in sintesi. Ma adesso passiamo alla parte più rilevante: il progetto. Durante l'ultima falsa partenza, quella di questa estate, avevo già preparato i siti. Ho solo cambiato un po' i testi ma ci troverete tutto quello che vi serve per comprendere la proposta.


PS. Lo stesso progetto è stato illustrato e presentato ufficialmente al Comune di Trapani e all’Amministrazione.

Il progetto di Destination Marketing su Trapani

Ho voluto raccontare tutta la storia perchè non sono ancora pronto a rassegnarmi che si finita. Per questo pubblico l’intero progetto, il modello di riferimento con i presupposti teorici e metodologici, le azioni operative e i protocolli strategici. Lascio anche le timeline attuative che avevo teorizzato l'ultima volta che ho provato ad interagire direttamente con il mondo delle imprese trapanesi. Offro tutto il materiale al pubblico dibattito, in modo che chi vuole contestare lo possa fare sui fatti e non su cose generiche. Ma anche per "raccogliere" soggetti che, a diverso titolo, vogliono capire di più o, magari, anche agire. Lo faccio adesso perché sta succedendo qualcosa di molto grave: finalmente si comincia a parlare della necessità di fare marketing di destinazione sul territorio trapanese ma, fino ad oggi, non ho sentito qualcuno andare almeno vicino alla definizione di Destination Marketing e men che meno alle strategie operative realmente necessarie per renderlo reale. Destination Marketing non è fare eventi, non è fare campagne su Google Ads o su Facebook, non è partecipare a fiere. Questo è quello che facciamo da anni e ci ha portati dove siamo. Il marketing è tutt’altra cosa e prevede trasformazioni più profonde, che riguardano l'approccio al nuovo modello d'imprenditoria ai tempi della rivoluzione digitale.

Vi starete chiedendo perche reputo grave il fatto che, bene o male, se ne stia parlando. In un ambiente già perplesso sulla validità degli strumenti digitali e degli approcci globali di marketing, avviare un progetto nominalmente innovativo ma che, sostanzialmente, è un vecchio progetto con una mano di stucco per coprire i buchi, significa mettere la definitiva pietra tombale su ogni ipotesi di sviluppo di questo territorio. Non voglio allarmarvi, ma siamo davvero in un punto critico. Abbiamo vissuto una fase turistica immotivata tenuta in piedi da due elementi assolutamente contingenti: la presenza di Ryanair a Birgi e la Primavera araba. Il primo elemento ha fatto "inciampare" nel nostro territorio dei turisti che semplicemente approfittavano di un volo low cost, il secondo ha dissuaso masse di turisti dal raggiungere il Nord Africa, territorio che presenta un'offerta turistica simile alla nostra ed a costi nettamente inferiori. Entrambi gli elementi sono finiti o stanno per finire. Se proseguiamo su questa strada, per noi c'è solo il baratro.

Non pretendo di avere la soluzione finale, però è una idea completa, che affronta il problema a livello globale, è basata su presupposti concreti ed è in linea con i nuovi modelli di mercato. Insomma, vale la pena discuterne, ma ve lo dico subito: se vi aspettate una soluzione scritta in due pagine A4, lasciate perdere. Non bisogna prendersi una laurea, ma un paio di cosette bisogna studiarle. Certo, in realtà potrei condensare il progetto in una slide e due paginette di summary, ma sarebbero comprensibili soltanto a dei super manager verso i quali posso permettermi di scrivere periodi densi di termini iperprofessionali. Purtroppo l'abuso di termini tecnici da parte d'incompetenti, che nasceva proprio per nascondere i loro limiti, ha creato un irrazionale rifiuto verso la terminologia specialistica. Ma è solo un modo per fare prima, se abbiamo una sorta di vocabolario condiviso. Se dicessi che la base del destination marketing è il focus sui cluster molti non comprenderebbero cosa sto affermando e per spiegarlo avrei bisogno di almeno un paio di paragrafi, rimanendo ancora in forma estremamente sintetica, ma avrei materiale per scriverci un libro. Perché focus, in questo contesto significa molto più che semplicemente attenzione e cluster infinitamente più che grappolo. Non avendo padronanza su questa terminologia, e visto che stiamo parlando di approcci non conosciuti, non c'è altra scelta che sorbirsi le premesse.

Guardandola nell'ottica della classe dirigente, in realtà, ci sarebbe una terza via, quella giusta. Perché un’altra premessa dei nuovi modelli di business e di gestione è l'abbandono degli assetti gerarchici tradizionali. Il capo non dice più cosa fare, ma discute su dove vuole arrivare. Perché sono i tecnici, il team, a sapere meglio cosa fare. Intorno a loro, un ecosistema lavorativo guida verso gli obiettivi aziendali. Il cambiamento è questo, sicuramente rivoluzionario, ma solo dal punto di vista psicologico. Ad imprenditori strutturati in modo attuale potrei scrivere dettagliatamente un progetto nelle famose due paginette, limitandomi agli obiettivi e alle progettualità, tanto i versanti tecnici li vedrà il team. Versanti che a loro volta potrò esprimere con sintetici termini estremamente specialistici, diretti esplicitamente al team, quindi che il management può tranquillamente ignorare.

Il progetto affronta tutte le problematiche connesse allo sviluppo su una prospettiva temporale ampia. Ovviamente dobbiamo cercare delle soluzioni veloci per sopravvivere, ma se pensiamo alla sola sopravvivenza, otterremo solo la sopravvivenza. Se vogliamo puntare allo sviluppo bisogna pensare alla creazione di una nuova classe dirigente e, sarà banale, ma l'unica possibilità è agire sulle scuole.

Ma prima di lasciarvi, per chi lo vorrà, alla lettura delle varie dispense e note reperibili nei due link di questa pagina, un’ultima sottolineatura che, lo confesso, è anche un po un’auto pacca sulla spalla. Le evoluzioni del progetto sono sempre state parallele rispetto il movimento complessivo del mercato e delle metodologie di business. Non posso dire di averli preceduti, non sarebbe per nulla vero, ma tutte le intuizioni avute in queste anni le ho trovate, da li a breve, formalizzate da qualcuno in qualche multi nazionale o in qualche università. Guardate cosa sta facendo Accenture Italia e paragonatelo al progetto complessivo, tra NETT Economy e Rete Scuola. Quindi è evidente che loro ci pensavano da prima di me, però essere sempre nel mood giusto mi conforta sul fatto che l'intuizione iniziale alla base di tutto fosse corretta e regge ancora. Io ho fatto la mia mossa: tocca a voi.

#iofacciolamiaparte Nei link di questa pagina ci sono i siti dei rispettivi progetti e, oltre la documentazione, ci sono le modalità per saperne di più o anche per scegliere di partecipare in qualche modo. Potreste dargli uno sguardo, per iniziare. Oppure intanto collegatevi ad uno dei social che trovate qua sotto, in ogni caso sarete informati di tutti gli sviluppi.

Il Blog di Franco Mennella

Ipse Dixit

Forse nessuno può essere un grande innovatore senza una fiducia in sé maggiore di quanto la ragione potrebbe giustificare. I più grandi innovatori si sono creduti esseri divini o quasi.

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